È l’estate della Employee Advocacy: cosa devi sapere in 5 punti

Luglio 19, 2022
Pubblicato da: 
Marketing Assistant

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Per molte organizzazioni, l’estate è una stagione in cui il business rallenta un po’ il proprio passo. Questo rende la bella stagione il momento perfetto per effettuare valutazioni sull’anno in corso, non solo a livello di produzione e vendite, ma anche per migliorare il coinvolgimento delle persone in azienda.

Facciamo però un piccolo passo indietro.

Uno dei temi più discussi degli ultimi tempi è quello del Great Resignation, il fenomeno mondiale così battezzato negli Stati Uniti che fa riferimento al significativo aumento delle dimissioni dai luoghi di lavoro. 

Secondo uno studio di McKinsey pubblicato a settembre 2021, il 40% dei lavoratori a livello mondiale è intenzionato a cambiare lavoro nei mesi a venire.

Ma le cose stanno cambiando.

Quest’anno ancor più degli anni precedenti, uno dei punti presi maggiormente in considerazione dalle imprese è il benessere e il coinvolgimento delle persone in azienda. Quindi, sia un’attenzione maggiore ai bisogni tra i quali un maggior equilibrio tra vita privata e lavorativa, ma anche un coinvolgimento attivo delle persone nella costruzione dell’immagine e della comunicazione del brand.

Le aziende si sono rese conto che la propria identità non si costruisce più solo investendo in campagne marketing, ma anche mettendo le persone a proprio agio e lasciando lo spazio e il modo per condividere informazioni sul proprio lavoro, nonché sull’ambiente e l’atmosfera all’interno dell’azienda. Ovvero, applicare l’Employee Advocacy nella propria impresa.

Ecco quindi in 5 punti di cosa si tratta e cosa devi sapere.

Punto n°1 – Che cos’è l’Employee Advocacy

L’Employee Advocacy è una strategia e un metodo che ha l’intento di valorizzare e migliorare il coinvolgimento delle persone in aziendaColoro che ne fanno parte, raccontano sui propri canali social (e non) com’è l’ambiente di lavoro, quali sono i nuovi prodotti e cosa piace loro in modo particolare, le novità di brand e tutto ciò che concerne la vita aziendale. In questa intervista, Roberta Zantedeschi, coach e consulente esperta in comunicazione aziendale e per l’HR, afferma che “fare Employee Advocacy significa affidare la narrazione dell’azienda alla voce di tutti coloro che la vivono.”

Inoltre, gli utenti si fidano maggiormente dei contenuti generati da altre persone o da chi lavora nell’azienda rispetto ai materiali creati e condivisi dai brand. È proprio in questo che si cela la forza dell’Employee Advocacy. Quando il personale parla e condivide fatti, racconti e vita dell’azienda, le persone trovano più facile crederci rispetto alla comunicazione di brand.

Punto n°2 – L’Employee Advocacy si costruisce con le persone

Come dicevamo nel punto precedente, citando Roberta Zantedeschi, l’output finale dell’Employee Advocacy prevede il coinvolgimento di tutte le persone in azienda. Per questo non può essere concepito e creato solo ed esclusivamente dai dipartimenti HR o Marketing, per poi comunicare internamente la nuova iniziativa.
Specie per le aziende più strutturate, ciò non significa coinvolgerle tutte fin dall’inizio.
È importante che diverse figure provenienti dai vari dipartimenti interni partecipino su base volontaria per portare opinioni ed idee proprie e del comparto aziendale a cui appartengono.

Solo così sarà possibile costruire una strategia e un metodo di Employee Advocacy in cui le persone si riconoscono, che sentono proprio.

Punto n°3 – L’Employee Advocacy non si forma in un solo giorno

Strutturare un Employee Advocacy richiede tempo e il risultato finale potrebbe essere diverso rispetto a come era stato pensato inizialmente. Perché succede questo? Come qualsiasi progetto, può subire variazioni in corso d’opera, le persone cambiano idea ed opinione oppure aggiungono tasselli e punti di vista che prima non erano stati presi in considerazione. Come dicevamo, l’output finale potrebbe essere diverso rispetto a quanto ci si aspettava, però la cosa più importante è che risulterà come un’iniziativa non imposta dall’alto, ma co-creata e in cui tutte le persone in azienda si potranno riconoscere. Quanto tempo ci vuole? Sappiamo quale sia l’ambizione in progetti così importanti, per questo è importante affrontare questo percorso di Employee Advocacy a piccoli e consapevoli passi.

Punto n°4 – Premia le persone che partecipano attivamente

Richiede tempo partecipare ed essere attivi in questa attività aziendale. Una persona, giustamente, potrebbe chiedersi: perché dovrei farlo? Non è una richiesta extra rispetto alle mie mansioni?

Se all’interno dei luoghi di lavoro circolano questi quesiti, allora le persone potrebbero non essere state coinvolte fin dall’inizio nel progetto, oppure non è stato pensato un beneficio concreto derivante dalla partecipazione a questa attività.

L’Employee Advocacy ha un obiettivo ben preciso: far sì che sia le persone che l’azienda ne traggano beneficio. Quello che viene definito in termini di business, un win-win.

I vantaggi per l’azienda sono palesi: 

  • Social Selling – più condivisioni sui social, più possibilità di relazioni professionali;
  • Recruiting di talenti – i talenti sono attratti dalle aziende che raccontano le reali esperienze positive vissute dalle persone in azienda;
  • Lead Generation – maggiori sono le condivisioni, maggiori sono le possibilità di catturare l’attenzione di possibili clienti;
  • Brand Awareness – il brand si racconta senza maschere, per come è realmente, ed è questo che le persone e i clienti cercano oggi dalle imprese.

I vantaggi per le persone del brand derivano dall’ascolto delle persone stesse in fase di creazione dell’Employee Advocacy e potrebbero essere:

  • Riconoscimenti come badge o stemmi, virtuali o fisici;
  • Incentivi alla partecipazione;
  • Premi ad obiettivi, quali ad esempio gift card virtuali o fisiche e regali.

Insieme alle persone in azienda, si deciderà quali vantaggi offrire.

Punto n°5 – Dotarsi di una piattaforma di Employee Advocacy

Oggi sono presenti sul mercato diverse soluzioni che agevolano l’adozione di strategie di Employee Advocacy e che migliorano ed invogliano il coinvolgimento delle persone in azienda.

La maggioranza di questi tool è solo in lingua inglese e consiste in semplici aggregatori di contenuti ai quali le persone possono far riferimento per la successiva condivisione.

Non c’è nessun vero e proprio engagement, non si coinvolgono realmente le persone e attraverso queste piattaforme non si ha la possibilità di verificare se stanno raggiungendo gli obiettivi che si sono prefissati.

Esiste però una piattaforma italiana di Employee Advocacy, basata su un sistema di gamification con punti guadagnati ad ogni azione fatta dalle persone, badge da sbloccare e premi in base agli obiettivi raggiunti. Si tratta di YEEA.

Sulla piattaforma YEEA è possibile:

  • Creare landing page semplici ed efficaci per promuovere l’iniziativa in azienda;
  • Interagire con i post social pubblicati dal brand per aumentare la visibilità;
  • Attivare una classifica per scoprire chi è più influencer tra i dipendenti;
  • Personalizzare il sistema di gamification in base agli obiettivi di ogni singola persona.

YEEA è un progetto di site By site dove vincono tutti:

  • Vince l’azienda che aumenta la brand awareness, le capacità di attrarre talenti e creare nuove opportunità di business;
  • Vincono le persone del brand, grazie alla logica di gamification che li incentiva a diventarne ambasciatori e ai premi che possono sbloccare in base agli obiettivi raggiunti.

Ma la cosa più importante, è la creazione di una community solida e appassionata, che diffonde vision, valori e iniziative del brand.

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Lara Milani
Marketing Assistant
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