Come parlare al tuo target e quale tono utilizzare: basta solo dare del tu?

Giugno 5, 2018
Pubblicato da: 
Creative Director

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tu sei...

Il presente del verbo essere si ferma qui, alla seconda persona singolare. Ormai sembra la regola: darsi del tu, in metro, al bar, in un negozio, sui social, nei testi di un sito web. Ma è la stessa cosa? Il tema è molto interessante perché non riguarda solo chi scrive contenuti per il web, che siano articoli di un blog oppure pagine di un sito, ma quel modo comune di rivolgersi alle persone.

Per parlare al tuo target, pare che il “tu” sia la soluzione più immediata perché riduce le distanze, intimizza il discorso, aiuta a comunicare meglio. Un content marketing efficace fonda tutto su questo.

Nella comunicazione interpersonale, parlata e scritta, si sente il bisogno, dunque, di spostare le parole da un registro più formale, il “lei”, ad un registro più colloquiale, il “tu”.

La motivazione è prima di tutto psicologica: tendiamo rendere personali le relazioni che viviamo e ci poniamo ormai in modo diverso rispetto alle regole convenzionali.
Questa prima conclusione, è in linea con una tipologia di comunicazione che sia prima di tutto Human, ovvero parli alle persone prima che ai potenziali clienti. Per approfondire il punto ti invito a leggere questo articolo.

Dalla parola ai testi scritti: cosa cambia?

Impostare una comunicazione sulla seconda persona aiuta ad accorciare le distanze, come prendere insieme un caffè, discutere in salotto, scambiare quattro chiacchiere in palestra (ammesso che tu abbia il giusto fiato per fare entrambe le cose!). Da questa parte ci sono io ma a fianco ci sei tu, il mio potenziale cliente, la persona che ha scelto di leggere i testi sul mio sito oppure di trovare ispirazione sul mio blog.

Ma è tutto qui? La panacea di tutti i mali è utilizzare il “tu”? Si riduce tutto in due lettere? Farsi leggere è così semplice? Per scrivere contenuti interessanti per il tuo sito web, la soluzione è utilizzare la seconda persona singolare?

Purtroppo non può essere tutto qui.

Luisa Carrada in Lavoro, dunque scrivo (2012) dice:

«l’uso del TU sembra la strada più facile per scrivere con voce umana e naturale […]. Tuttavia questa relazione prosegue: è arte sottile, fatta certo anche di tu e di lei, ma dove contano soprattutto le parole che il lettore riconosce come sue, il giusto ordine delle informazioni, l’attenzione alle sue prospettive, il rispetto del suo tempo».

Come non essere d’accordo?

La risposta alla domanda se utilizzare il “tu”o il "noi" sul tuo sito e in generale nella tua comunicazione, è complessa e per rispondere è necessario considerare:

  1. le informazioni e il loro ordine di priorità ed interesse nel testo;
  2. gli obiettivi e i destinatari;
  3. le prospettive e le aspettative del tuo target.

Ma andiamo con ordine:

1. Contenuti: cosa dire, come dire, perché dire

Avere chiaro cosa scrivere è «il primo passo per scrivere bene e per evitare che l’utilizzo del “tu” risulti forzato e renda tutta la comunicazione così finta da risultare grottesca nel migliore dei casi, irritante nel peggiore». Non sono parole mi ma di Valentina Falcinelli che in Testi che parlano, il tono di voce nei testi aziendali, focalizza l’attenzione sul ToV senza dimenticare che senza contenuti e cose da dire non si costruisce la giusta relazione con chi legge.

Dunque, cosa scrivere per far sì che i testi siano interessanti?

L’attività di ricerca che tiene conto di chi è interessato al prodotto di cui stai parlando, si rivela fondamentale così come l’ordine delle informazioni da inserire nel testo. Cosa mettere prima e cosa dopo, corrisponde a ciò che è più rilevante e meno rilevante per il target.

Ho usato rilevante e non interessante: spesso le due cose non vanno di pari passo ed hanno un senso completamente diverso!

2. Obiettivi e destinatari: a cosa puntare, a chi puntare e perché

Cosa sono i contenuti senza un obiettivo? Cosa sono le parole se non tendono a qualcosa? Ebbene, prima di scrivere contenuti che diano del “tu” attenzione all’obiettivo, che può essere:

  • coinvolgere;
  • informare;
  • acquistare;
  • contattare…

Ogni occasione è buona per scrivere un buon testo che abbia un buon senso.
Non perdere di vista il tuo target, non dimenticare di focalizzarti sugli obiettivi: avere tutto chiaro aiuta!

3. Prospettive e aspettative: quali sono le domande che si pone il tuo target

Tra i ferri del mestiere di un copywriter non può mancare un tool che aiuti a intercettare le domande del target di riferimento. Quali sono i nodi da sciogliere, i punti interrogativi di chi cerca il tuo prodotto oppure il tuo servizio, quali problemi si pone quando cerca quello che tu puoi offrire?

Fare una ricerca, in tal senso, è molto utile perché aiuta a delineare le suggestioni e le curiosità a cui tu con i tuoi testi vuoi e devi dare risposta. Parte della scelta passa anche da qui: rispondere ad un’esigenza. Per alcuni la differenza è tutta qui

Sull'argomento, ti segnalo questo articolo  che raccoglie una serie di strumenti utili.

Un testo non può prescindere da una strategia ben definita che abbia chiaro contenuti, interessi, obiettivi e aspettative. A supporto di un’ottima analisi SEO  c’è lo studio attento della terminologia di settore per non lasciare nulla al caso. Ogni parola, infatti, deve essere misurata per riuscire ad interessare i tuoi potenziali clienti.
Facile no?

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